La garçonne di Victor Margueritte

La garçonne è un libro che fece scandalo nel 1922, l’anno della sua pubblicazione. Oggi, ci vorrebbe ben altro. Monique Lerbier è una ragazza dell’alta borghesia parigina poco più che ventenne e prossima al matrimonio. È perdutamente innamorata del suo Lucien e disprezza i costumi corrotti delle amiche fino a quando non scopre che il suo promesso sposo la tradisce. I genitori, che non si sono mai curati di lei più di tanto, dando la preferenza agli affari (il padre), al teatro e alle gite in automobile (la madre), la esortano al perdono. Monique, giustamente, rifiuta di piegarsi a un compromesso tanto meschino, salvo poi andare a letto con il primo venuto. La verginità l’aveva già persa con il futuro marito, quando ancora credeva di essere amata per quello che era e non per entrare in società con il padre.

La Garçonne

Monique è stata tradita, è stata ferita, ma questo di certo non può essere una valida scusante per le sue successive azioni. Grazie all’eredità dell’amata zia Sylvestre, se ne va di casa e apre un negozio di arredamenti. Assume un contabile e una commessa e così lei, a parte disegnare qualche allestimento teatrale, può dedicarsi alla bella vita. Seduce uomini e si lascia sedurre anche da donne. Vive di notte e dorme di giorno. Fuma oppio e sniffa cocaina. Vuole generare un figlio per farlo poi crescere senza padre. Fortunatamente, un problema di sterilità le impedisce di portare a termine il suo piano di egoismo supremo. Se certi uomini si comportano male, non è che le donne per emanciparsi debbano mettersi a copiare i loro lati spregevoli, come in un’assurda gara di corruzione del corpo e dell’anima.

Un giorno incontra una vecchia conoscenza, lo scrittore Régis Boisselot. Perdutamente innamorato di lei, la convince ad abbandonare la droga e a dedicarsi nuovamente al suo lavoro. Monique recupera la salute fisica e mentale e inizia una relazione monogama con il romanziere. Régis però si rivela essere un uomo troppo geloso, incapace di perdonare il passato promiscuo di Monique. A questo punto la domanda sorge spontanea: ma se voleva una puritana, come gli è venuto in mente di corteggiare una garçonne come Monique? Una donna che aveva vissuto come gli uomini più libertini?

Monique tronca la sua convivenza con Régis, esasperata dalla sua ossessione per il professore di filosofia Georges Blanchet. Il romanziere crede che quest’ultimo abbia un debole per Monique. Ed è vero. Incuriosita dalle parole di Régis, Monique inizia a osservare meglio il professore quarantenne e scopre che non le dispiace. Régis cerca di uccidere Monique perché non vuole tornare con lui e Georges la salva, restando ferito da una pallottola.

Régis si mette l’anima in pace e si rifugia in Marocco. Monique cura il professore e si innamora di lui, sotto lo sguardo complice della padrona di casa Madame Ambrat che da tempo cercava di favorire l’avvicinamento fra i due come una squallida mezzana. Georges chiede a Monique di sposarlo e lei accetta.

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