Di carne e di carta di Mirya

Chiara Bellonci ha solo ventisette anni, ma è già docente di ruolo di italiano e latino in un liceo scientifico di Ferrara. Una carriera folgorante che appare inverosimile se inserita nel disastrato contesto della scuola italiana. Anche Mirya, pseudonimo dell’autrice del romanzo Di carne e di carta, è un’insegnante e mi chiedo se pure lei, nata nel 1976, abbia ottenuto l’agognato posto fisso così presto.

Di carne e di carta

Dopo la laurea, Chiara ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento e, resasi economicamente indipendente, è andata a vivere da sola. Ama il suo lavoro e ha uno splendido rapporto con gli studenti, che la rispettano nonostante abbia solo pochi anni più di loro. Beata lei, viene da pensare, sembra quasi che lavori su Marte. Qual è il segreto del suo successo?

Il libro è ambientato presumibilmente nei primi anni Duemila, come si può desumere dal fatto che Chiara abbia un lettore CD in auto e un cellulare senza internet. Di carne e di carta è un libro pieno di citazioni letterarie e cinematografiche e, specialmente quest’ultime, risultano utili per circoscrivere l’epoca dei fatti narrati. Il film più recente che viene citato è, infatti, The Ring del 2002 e l’autrice nel 2003 aveva ventisette anni come Chiara.

La protagonista, oltre a dedicarsi al suo lavoro, sta preparando la tesi per il dottorato e quando l’insegnante che la segue deve prendersi un periodo di pausa per motivi famigliari, a sostituirla arriva il giovane Leonardo Villani, assistente universitario ventinovenne. Lui è bellissimo, ma la maltratta inspiegabilmente fin dall’inizio. È così che prende forma un burrascoso rapporto di amore e odio che li porta a baciarsi e a rapporti ancora più intimi intervallati da mille incomprensioni.

Secondo Chiara non c’è nulla di sbagliato nella loro relazione perché non sarà Leonardo a decidere le sorti del suo dottorato. In teoria deve solo aiutarla nella stesura della sua tesi su Dante. In realtà, a mio avviso, i rapporti intimi in ambito professionale, specie quelli tra “dirigenti” e “subalterni” andrebbero evitati per questioni etiche. Leonardo è un frutto proibito e Chiara non sa resistergli, anche se non riesce a capire perché lui la maltratti pur desiderandola.

Nel corso del libro Chiara riesce finalmente a ricomporre i pezzi del puzzle, comprendendo così le ragioni del suo strano comportamento. Leonardo aveva letto un suo saggio su Leopardi e l’aveva immediatamente odiata per l’approccio alla letteratura emotivo e passionale. Decide così di abbandonare per un po’ il suo lavoro da docente a Bologna e trasferirsi a Ferrara per imporle il proprio metodo scientifico e razionale. Non aveva però previsto che Chiara potesse piacerle. Nonostante ciò, non vuole avere una relazione seria con lei e, conoscendolo meglio, la protagonista scopre che aveva idealizzato la storia d’amore dei suoi genitori, conosciutisi da ragazzi, e pensa quindi che ormai per lui sia troppo tardi per trovare l’anima gemella.

Cosa dire? La prima parte del libro è sicuramente quella più accattivante, con il dirompente ingresso sulla scena del bel e misterioso Leonardo. Quando invece gli enigmi vengono svelati, le spiegazioni appaiono così poco eclatanti da risultare improbabili. Di carne e di carta è inoltre un libro con molte scene esplicite di sesso, in cui vengono descritte nei dettagli tutte le posizioni e i movimenti dei protagonisti, ma a parte la fenomenale prima volta in cui Leonardo va all’attacco, nelle altre Chiara acquisisce un ruolo più attivo, rendendo per certi versi le scene meno emozionanti.

Chiara Bellonci, oltre ad essere un’esperta di letteratura italiana, è anche un’avida lettrice di romanzi rosa e paragona costantemente le sue vicende “di carne” a quelle dei personaggi “di carta” dei suoi amati libri, sottolineando le differenze tra le une e le altre, che però a me non sono parse poi così evidenti. Quando Leonardo cerca di allontanarsi da lei, Chiara diventa odiosamente petulante, cercando in tutti i modi di convincerlo a instaurare con lei un vero rapporto di coppia. La domanda a questo punto sorge spontanea: perché abbassarsi a tanto? Perché supplicare con tanta insistenza? Se Leonardo non ti vuole, mettici una pietra sopra invece di ergerti a presunta salvatrice in grado di far maturare il mago del sesso che però emotivamente sembra un quindicenne. Chiara critica tanto l’assurdità delle trame dei romanzi rosa, però poi anche lei si crede così speciale da poter mutare i sentimenti di Leonardo che ha avuto innumerevoli storie di cui però nessuna come quella con lei.

Alla fine, la perseveranza di Chiara sembra ripagarla, ma il fascino di Leonardo scema enormemente quando si trasforma da estroverso a tremendamente insicuro. Chi vuole un uomo debole al proprio fianco?

A voler essere pignoli, le vicende narrate vengono trascinate un po’ troppo a lungo senza grandi colpi di scena o eventi significativi. Insomma, al libro avrebbe giovato essere più corto. Inoltre, come nella maggior parte dei romanzi autopubblicati, sono presenti alcuni errori.

Di carne e di carta è comunque un romanzo ricco di piacevoli citazioni letterarie e l’autrice dimostra di sapersi destreggiare tra registri linguistici diversi, passando abilmente dal linguaggio aulico a quello più triviale. Risultano gradevoli anche i piccoli cenni all’atmosfera ferrarese con la sua densa nebbia invernale e l’uso estremamente diffuso delle biciclette. Tutto sommato, è un libro che meriterebbe di essere preso in considerazione da una buona casa editrice.

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