L’amore violato di Naomi Ragen

L’amore violato (titolo originale The Sacrifice of Tamar) è l’ultimo libro di una trilogia sulla vita delle donne ebree osservanti o ortodosse. L’autrice Naomi Ragen è nata a New York nel 1949, ma nel 1971 si è trasferita in Israele. L’amore violato è stato pubblicato per la prima volta nel 1995.

L'amore violato

La protagonista Tamar Finegold, capelli biondi e riccioluti e occhi grigi, è la moglie di un rabbino di Brooklyn di nome Josh. Nel 1970 Tamar ha 21 anni, è sposata da due, ma ancora non è rimasta incinta. Ha consultato diversi ginecologi e non hanno riscontrato alcun impedimento. All’interno della sua comunità, la sterilità è una maledizione perché significa che Dio non è soddisfatto dell’unione fra quel particolare uomo e quella particolare donna.

Le donne ebree ortodosse devono obbedire a numerose leggi religiose, ma quella che più fa soffrire Tamar è il doversi coprire i capelli con una parrucca, una sciarpa per la testa (tichel) o un cappello. Sua madre aveva sempre usato dei cappelli, ma Josh è più rigido e ammette solo parrucche, così Tamar ha dovuto nascondere ogni ciocca naturale da quando si è sposata, anche se così facendo i suoi capelli si stanno opacizzando e inaridendo.

Un giorno Tamar viene stuprata da un uomo di colore intrufolatosi in casa della sorella. Tamar doveva accudire il nipote. La sorella vive in una zona solo recentemente colonizzata da ebrei ortodossi. Lo stupratore non usa il preservativo e Tamar è a metà ciclo (ovulazione). Tamar decide di non chiamare la polizia per evitare che tutta la comunità venga a sapere dello stupro. Decide di non farlo sapere a nessuno. Quella sera stessa, dopo il mikveh (il bagno rituale mensile per purificare le donne in seguito ad ogni mestruazione), si concede al marito dopo le due settimane di astensione previste dalla tradizione ebraica.

Josh trascorre tutto il giorno alla yeshiva studiando la Legge. Solo gli uomini possono farlo. Tamar non sa se la halacha prevede il divorzio in caso di stupro. La tradizione orale è stata messa per iscritto nel Talmud dove si trovano la halacha e le spiegazioni alle parti criptiche della Bibbia. Le donne non possono studiare il Talmud, devono pensare alla casa e ai figli.

Tamar resta incinta, ma sceglie di non abortire, sperando che il figlio sia di Josh. Ma lo stupro, anche se nello stesso giorno, è avvenuto diverse ore prima del rapporto con il marito dopo due settimane di astinenza a partire dalle ultime mestruazioni… È logico che il primo spermatozoo ad arrivare al suo ovulo sia stato uno di quelli dello stupratore nero!!! Inoltre in due anni il marito non era mai riuscito a darle un figlio!!!

Incredibilmente Tamar partorisce un figlio bianco, anche se con i ricci neri. Sia lei che il marito hanno i capelli biondi, ma il padre di Tamar aveva i capelli neri e gli occhi scuri.

Trascorrono vent’anni e il figlio Aaron vuole sposarsi. Tamar nel frattempo ha avuto due femmine dal marito Josh. Entrambe hanno occhi e capelli chiari come i genitori. La futura moglie di Aaron è israeliana, con occhi e capelli scuri. Aaron ammira la sua ortodossia e accetta di vivere a Gerusalemme insieme a lei. Il nipote di Tamar però nasce nero ed Aaron crede che la moglie l’abbia tradito. Aaron vuole il divorzio. Tamar dice finalmente la verità, ma adesso è la nuora a volere il divorzio. Josh dice a Tamar che in assenza di testimoni si crede alla versione della donna violentata, ma si sente tradito da tanti anni di menzogne.

Josh e Aaron vanno a Detroit. Tamar resta in Israele con le figlie e il nipote color cioccolato. Tamar si trasferisce a Beit El, un insediamento rurale di ebrei ortodossi non interessati al lusso e dove vive anche la sua amica d’infanzia Jenny.

Un anno dopo, Josh e Aaron pensano di tornare in Israele. Vogliono cercare lavoro lì. Josh sente la mancanza di Tamar e Aaron desidera vedere il figlio. Finale aperto con possibile lieto fine. Speranza.

Le vicende narrate nel libro si estendono dal 1955 al 1993 con alcuni flashback della Seconda Guerra Mondiale.

L’amore violato è un libro coinvolgente che ci permette di conoscere meglio le tradizioni e i pregiudizi di alcune comunità di ebrei ortodossi. Peccato però che l’edizione italiana, pubblicata dalla Newton Compton, si sia allontanata dal titolo originale The sacrifice of Tamar omettendo il nome della protagonista e abbia scelto una copertina scialba che, evitando qualsiasi riferimento agli ebrei ortodossi, non è in grado di trasmettere visivamente il contenuto del libro.

Va inoltre segnalato l’indice tutto attaccato e con i numeri di pagina della versione cartacea anche nell’ebook, oltre ad alcuni errori di traduzione.

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